Pur avendo sottoscritto il Protocollo di Kyoto e, suo malgrado, l’accordo europeo sulle fonti rinnovabili, l’ Italia imposta la sua politica energetica sull’uso delle centrali a carbone, tra le maggiori responsabili di emissioni di gas serra nell’atmosfera, e sul ritorno al nucleare, forse ancor più pericoloso del petrolio e certo non “rinnovabile”.
Eppure qui ci sarebbe così tanto sole…
Proprio mentre l’amministrazione USA di Obama respinge un fondo da 50 miliardi di dollari destinato a ricerca e sviluppo del nucleare e sposta la sua attenzione sul rinnovabile, oggi Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy hanno firmato un’intesa che prevede la futura collaborazione tra Francia e Italia e tra i loro due maggiori produttori di energia, (Enel e Edf), e che porterà l’Italia a produrre, entro il 2020, il 20% dell’energia dall’atomo.
A parte il problema del rapporto costi/benefici considerando lo smaltimento delle scorie radioattive che necessitano di un deposito nazionale che le conservi in attesa del loro decadimento, (qualche centinaio di migliaia di anni), e la dismissione degli impianti, rimane il fatto che l’uranio non è certo infinito e quindi non può essere considerato una fonte rinnovabile.
Attualmente dal nucleare si ricava solamente il 6% del fabbisogno energetico mondiale e a questi ritmi si stimano riserve per non più di 70 anni. Se pensiamo che la prima centrale italiana verrebbe inaugurata, stando a previsioni ottimistiche, nel 2020, il nostro paese avrebbe davanti a se 55 anni di lotta, (come se l’estrazione del petrolio non avesse insegnato nulla), per accaparrarsi il poco metallo a disposizione e rifarsi degli investimenti fatti.
Sarebbe evidentemente più opportuno, oltre che conveninte, stanziare fondi per sviluppare fonti energetiche quali l’eolico ed il fotovoltaico, per altro già ampiamente disponibili e dai rendimenti in continuo miglioramento. Al momento infatti i pannelli solari utilizzano materiali quali il silicio, il tellurio ed il cadmio, ma sono allo studio alternative vegetali.
La polpa dei mirtilli e di altre varietà di sottobosco contengono pigmenti, le antocianine, in grado di assorbire le radiazioni solari e convertirle in energia con un processo molto simile alla fotosintesi. A tal proposito mi piace molto l’immagine evocata da Lorenzo Lo Vecchio in questo articolo: “…serre fotovoltaiche sotto le quali sia possibile ricreare l’habitat necessario per le coltivazioni di frutti di bosco, da utilizzare nuovamente per la produzione di altre serre e, quindi, di nuova energia“.
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febbraio 25th, 2009 at 02:47
Se non sbaglio c’era stato un referendum contro il nucleare…
menomale che siamo in democrazia!
febbraio 25th, 2009 at 13:43
Già, 8 e 9 novembre 1987.
21 milioni di italiani, l’80% dei votanti, aveva votato per l’abbandono del nucleare.
…ma tanto la prima la costruiscono ad Arcore…per dare il “buon esempio”…