Continuano i negoziati tra i ministri dell’ambiente dei 27 stati membri dell’Unione Europea ma l’unica cosa certa, per ora, è che decisioni definitive verranno prese soltanto al Consiglio europeo dell’ 11 e 12 dicembre. L’Italia, rappresentata dal ministro Prestigiacomo, voterà contro al pacchetto se non verranno tenute sufficientemente in considerazione le sue richieste. Vediamo quali sono…
Prima di tutto chiede che siano inseriti nel dossier dei settori a rischio di delocalizzazione alcuni di quelli di interesse nazionale, come siderurgia, vetro, carta e ceramica; dovrebbero dunque essere protetti attraverso l’attribuzione di “diritti di emissione” gratuiti.
Vorrebbe poi usufruire di un credito più ampio generato dai progetti che permettono il taglio di emissioni all’estero. Credito che scalato dalle emissioni in patria aiuterebbe a raggiungere gli obiettivi previsti. Questo sarebbe possibile con la garanzia di poter proseguire con i progetti delle aziende italiane nei paesi in via di sviluppo e con la possibilità di acquistare all’estero, dove costano meno, i “permessi di emissione”. L’Ue vorrebbe invece che tali “crediti” non superassero il 50% dell’obiettivo nazionale.
Altra richiesta è quella di permettere alle aziende del settore termoelettrico di avere delle quote gratuite dal 2013 al 2020 , di entità decrescenti anno dopo anno. L’Unione vorrebbe invece che si acquistassero subito tutti i permessi.
Ultimo punto di disaccordo è quello su controlli e multe. Il raggiungimento degli obiettivi per il 2020, secondo quanto proposto, passa attraverso vari “target” annuali; se non raggiunti sono previste sanzioni. Questo, secondo il governo italiano, aggiungerebbe inutili costi per l’attuazione del progetto e vorrebbe quindi che venissero eventualmente posticipati all’anno successivo senza penali.
Il ministro Prestigiacomo chiede poi che si possano revisionare l’intero piano dopo la conferenza ONU di Copenaghen per adattarlo agli accordi internazionali che verranno presi in quell’occasione e la direttiva riguardante le fonti rinnovabili nel 2014 per valutarne meccanismi ed attuabilità.
Dopo la giornata di ieri sembra ci siano aperture nei confronti di queste richieste da parte dell’attuale presidenza francese, ma in caso di mancata considerazione delle stesse l’Italia voterebbe contro l’intero pacchetto.
Proprio in questi giorni, in netto contrasto con la posizione del nostro ministro, Greenpeace pubblica un rapporto elaborato dal DLR tedesco, (Istituto di termodinamica tecnica del centro aerospaziale tedesco), che dimostra la fattibilità del pacchetto, (-30% emissioni entro il 2020), e del raggiungimento di un taglio delle emissioni dell’80% rispetto al 1990 entro il 2050.
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