I leader riunitisi a Singapore in occasione del vertice Apec non hanno saputo trovare un accordo sul clima in vista del conferenza ONU di Copenaghen ormai alle porte. Il presidente americano Barack Obama e quello cinese Hu Jintao infatti non saranno presenti e il raggiungimento di un accordo vincolante per un taglio considerevole delle emissioni di gas serra slitterà presumibilmente di un anno, alla conferenza Cop 16 di Città del Messico.
La posizione della Cina, poco incline a rivedere la sua politica in fatto di emissioni fin dai tempi della stesura del Protocollo di Kyoto, non stupisce più di tanto. Delude un po’ quella di Obama, che vede più realistico il raggiungimento di un accordo politico di principio in occasione del vertice di Copenaghen e lo slittamento di un accordo attuativo a tempi ‘più maturi’. A sua difesa va detto che la situazione americana è difficile, sopratutto considerando la lotta per la riforma sanitaria appena conclusasi e le forte resistenze al ‘Green Bill’ tanto da parte dei repubblicani quanto da molti del suo stesso schieramento.
Il primo ministro danese, Lars Rasmussen, ha detto che dati i tempi ristretti e alla luce della situazione dei singoli Paesi, è meglio concentrarsi su ciò che è possibile senza lasciarsi distrarre dall’impossibile. La sua posizione è stata però attaccata duramente da Kaisa Kosonen, Climate Policy Advisor di Greenpeace International, la quale ritiene che il presidente Obama si troverà in grave difficoltà politica di fronte ai Paesi emergenti.
Al momento è dunque abbandonato l’obiettivo europeo di ridurre del 20%, (rispetto al 1990), le emissioni di gas serra entro il 2020. Obiettivo che, nel caso di un accordo globale, sarebbe stato innalzato al 30%. Tuttavia i leader dell’Unione Europea, Francia, Gran Bretagna e Germania in testa, non sembrano voler parlare di sconfitta e stanno cercando di convincere il presidente americano a rivedere la sua posizione.
In attesa del vertice fai sentire la tua voce sostenendo la campagna del WWF:
o partecipando alla petizione di Greenpeace.








Condividi la tua opinione