L’acqua non è (ancora) un diritto universale

lun, mar 23, 2009

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A Istanbul dal 16 al 22 marzo si è tenuto il Forum Mondiale dell’Acqua dove, con cadenza triennale, si analizza l’attuale stato, diffusione e distribuzione dell’oro blu e la possibilità di accesso alle risorse per le popolazioni mondiali. 
Il  congresso ufficiale è organizzato dal Consiglio Mondiale dell’Acqua che, citando le parole del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Acquabenecomune,  è un un think-tank privato strettamente legato alla Banca Mondiale, alle multinazionali dell’acqua (come Suez o Veolia) e alle politiche dei governi più potenti del mondo; si è quindi svolto, in rappresentanza di un’opinione differente e probabilmente meno interessata, anche un Forum alternativo (Alternative Water Forum 2009).

Un accordo vero e proprio non c’è stato, se non nella definizione dell’acqua come “bisogno“.
Ma non come invece chiedevano diverse organizzazioni e movimenti e come sarebbe lecito ritenere ragionevole: “diritto inalienabile dell’uomo“.

Stando ai dati diffusi dalle Nazioni Unite 8 milioni di decessi l’anno sono attribuibili alla carenza idrica e a servizi igienico-sanitari inadeguati; oltre un miliardo di persone non hanno accesso alle risorse idriche e oltre due miliardi e mezzo hanno problemi igienico-sanitari; quasi quattromila bambini ogni giorno muoiono a causa della mancanza d’acqua. Tutto questo senza considerare che l’inquinamento di fiumi, torrenti e falde pare inarrestabile.

E la situazione, sempre stando ai dati diffusi dalle Nazioni Unite, è destinata a peggiorare ulteriormente: entro il 2030 la metà della popolazione mondiale rischia di rimanere senza adeguati livelli di risorse idriche.
Questo a causa del costante aumento del fabbisogno e dell’avanzare di siccità e desertificazione, in gran parte legate ai cambiamenti climatici in atto.
Anche l’utilizzo deve essere ottimizzato: l’agricoltura è tra le maggiori cause di sfruttamento e, talvolta, spreco. Basti pensare, come sottolinea Legambiente, che in Sud Africa i coltivatori “bianchi” consumano il 70% delle risorse del paese, quando 14 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile.
A proposito di consumi più o meno ragionevoli cito dal nostro articolo L’Italia torna al nucleare: “…la Francia utilizza il 40% circa delle proprie risorse idriche proprio per il raffreddamento delle sue centrali (nucleari) e il nostro paese, con una rete che disperde fino al 40% dell’acqua trasportata, avrebbe grandi problemi a far fronte a questa necessità.”

Qualche buona notizia comunque non manca. In Paraguay e Bolivia è stato inserito un articolo nella Costituzione che vieta la privatizzazione dell’acqua ed in Colombia sono già state raccolte oltre un milione e mezzo di firme in favore di una proposta di referendum popolare che porti allo stesso risultato.

In Italia non manca l’acqua da bere, non manca l’acqua nei parchi e nelle fontane. Speriamo comunque, almeno per rispetto, che non venga buttata per raffreddare le inutili centrali nucleari che stiamo per costruire e speriamo che parte degli enormi fondi che il governo e l’Europa stanzieranno per le così dette grandi opere vada al miglioramento di una rete idrica che spreca quasi la metà di ciò che trasporta. E che non vadano tutti in cose che non servono (quasi) a nessuno.

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Questo articolo è stato scritto da:

Vassili - che ha scritto 97 articoli su Voce della Natura.


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