Uno studio francese condotto da Airparif, organismo che controlla la qualità dell’aria per il ministero dell’ambiente, è giunto alla conclusione che chi è seduto dentro all’abitacolo di un’auto è esposto a maggiore inquinamento di chi si sposta in bicicletta per le strade urbane.
Sfatando così il mito che vede il ciclista perennemente intossicato e l’automobilista ampiamente giustificato…
Con un sensore posto ad altezza del naso su di una sorta di tandem che trasportava l’apparecchiatura per effettuare le misurazioni, sono stati percorsi diversi “itinerari” urbani. Paragonando i dati ottenuti con quelli raccolti in precedenti misurazioni effettuate sull’esposizione all’inquinamento degli automobilisti, è emerso che, grazie alla possibilità di evitare gli incolonnamenti e di scegliere strade con minore concentrazione di veicoli, quali piccole vie, corsie preferenziali, piste ciclabili o zone pedonali, il ciclista respira un’aria mediamente meno inquinata.
In città infatti le concentrazioni di polveri sottili variano moltissimo dipendentemente da dove ci si trovi. Dallo studio, per esempio, è emerso chi percorre la ciclabile del Lungosenna evita dal 30 al 45% dello smog presente invece sul tratto destinato ai veicoli a motore.
Nessuna scusa dunque. Si può utilizzare la bicicletta per andare al lavoro, sia essa di proprietà o noleggiata presso i Bike Sharing presenti ormai in moltissime città italiane e non.
Nessuna scusa però anche per le istituzioni. Occorre aumentare l’estensione delle ciclabili e delle zone a traffico limitato e mettere i cittadini nella condizione di poter veramente scegliere di adottare un sistema di mobilità sostenibile in sicurezza.
Per approfondire scarica lo Studio Airparif in lingua francese.
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