Living Planet Report 2008

gio, nov 20, 2008

Notizie

L’attuale crisi economica che preoccupa e sconvolge un po’ tutto il pianeta è scaturita da un sistema basato sull’esasperazione dei consumi; il profitto, divenuto scopo e non più mezzo,  è atteso in costante crescita e per ottenere questo  è necessario, e forse lo sarà ancora, che la gente spenda anche e sopratutto ciò che ancora non ha.
E la stessa situazione si sta verificando in termini di sfruttamento dell’ecosistema: per avere sempre di più si prende sempre di più; anche quello che in realtà non c’è.

E’ questo che si apprende dal Living Planet Report del 2008; l’umanità che fino al 1961 si trovava ancora a credito di risorse, (consumava meno di quanto il pianeta potesse fornire), oggi sfrutta un terzo della terra sotto forma di acqua, foreste, terreni fertili o risorse ittiche che ancora non si sono potute rigenerare.
Di questo passo, data l’enorme crescita demografica degli ultimi anni, accompagnata da un’altrettanto importante crescita dei consumi individuali, intorno al 2035-2040, potremmo aver bisogno di un secondo pianeta Terra per far fronte alle nostre necessità.
Questo rapporto, prodotto dal WWF in collaborazione con la Società Zoologica di Londra e con il Global Footprint Network evidenzia come tre quarti della popolazione mondiale viva in paesi in cui i consumi hanno superato abbondantemente la capacità rigenerativa dell’ecosistema nazionale. Questi stati devono quindi gravare sulle risorse di altri, generalmente con condizioni di vita più povere quando non disumane, compromettendo oltre che l’ambiente anche le possibilità di crescita di questi ultimi.

Il Living Planet Report, giunto alla sua settima pubblicazione, ora ogni due anni, analizza l’impronta ecologica, ovvero la domanda di risorse naturali derivante dall’attività umana; l’indice del pianeta vivente, ovvero lo stato di salute dei sistemi naturali; e quest’anno per la prima volta anche l’impronta idrica, sia a livello nazionale che mondiale.
In particolare l’indice del pianeta vivente, redatto dalla Società Zoologica di Londra, svela come dal 1970 ad oggi si sia perso circa il 30% della biodiversità; dato ottenuto dall’analisi di 5000 popolazioni di 1686 specie di animali vertebrati. Le aree tropicali a causa della deforestazione e dello sfruttamento del suolo hanno perso addirittura il 50%.
L’analisi dell’impronta ecologica, prodotta dal Global Footprint Network, ci dice che su scala mondiale ogni singolo abitante avrebbe a “disposizione” 2,1 ettari di pianeta per produrre le risorse e smaltire i suoi scarti, tra cui la Co2 emessa. Attualmente invece l’utilizzo è di 2,7 ettari pro capite, con gli evidenti squilibri tra paese e paese, e con gli Stati Uniti saldamente al comando di questa classifica alla rovescia, con 9,4; se tutti perseguissimo il “sogno americano” ci vorrebbero 4,5 pianeti Terra.

Il report suggerisce poi alcune possibili “strategie di sostenibilità” che, se combinate tra loro, potrebbero stabilizzare o addirittura invertire la situazione. Tra le altre l’uso di tecnologie a basse emissioni e l’uso di fonti rinnovabili che potrebbero soddisfare il fabbisogno di energia previsto per il 2050 con una riduzione di emissioni di Co2 del 60 – 80%.

Per approfondire scarica il Living Planet Report 2008 in lingua italiana.

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