Abbiamo già accennato all’incontro tra il commissario all’ambiente europeo Stavros Dimas e il ministro italiano, Stefania Prestigiacomo. Abbiamo già accennato a qual era la posizione dell’Italia e di altri stati dell’est europeo, ognuno con le sue motivazioni, in merito al “Pacchetto Clima”, il famoso 20-20-20, ovvero l’impegno ad emettere il 20% in meno di Co2 rispetto al 1990, produrre il 20% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili ed aumentare l’ efficienza energetica del 20% entro il 2020. Abbiamo anche già accennato a qual era la posizione dei restanti membri.
Risultato degli incontri di questa settimana è che verranno revisionati i conti sui costi del pacchetto, fonte di disaccordo tra il nostro paese e il consiglio europeo e che si cercherà un compromesso, probabilmente; ferma restando una decisione entro dicembre e non entro il 2009 come chiedeva il nostro ministro.
A parte il fatto che ad oggi non abbiamo raggiunto l’obiettivo previsto dal Protocollo di Kyoto, ovvero un -6,5% di emissioni, e che quindi paghiamo sicuramente un nostro ritardo, abbiamo di fronte paesi come Francia (già dedita al nucleare) e Germania (Eolico e Biomasse), che trarrebbero vantaggio dall’approvazione del pacchetto o , quanto meno, ne avrebbero un disagio inferiore.
Va aggiunto anche che, sebbene molto nobile e necessaria, l’idea che l’Europa possa dare il “buon esempio” al resto del mondo con una seria politica di taglio delle emissioni penalizza certamente le sue industrie in un momento in cui l’economia soffre molto. Infatti paesi emergenti come Cina, India e Brasile non vogliono aderire sin quando non avranno raggiunto il passo dei paesi più sviluppati e anche l’America, al momento, non ne vuole sapere.
Purtroppo in Italia la questione divide l’opinione pubblica in due parti distinte, quella che vorrebbe salvare l’economia in una fase di grandissima crisi e quella che vorrebbe salvare o tutelare l’ambiente, come fossero necessariamente due cose in contrasto tra loro e comunque sempre associate agli schieramenti politici; rispettivamente destra e sinistra. Il tema diviene allora mera propaganda politica e il cittadino, invece che essere informato dei fatti, si trova di fronte a due pareri opposti e sceglie, il più delle volte, in base al voto che ha dato o che darebbe.
C’è chi si chiede se valga la pena di adottare misure tanto dispendiose e precipitose con in mano dei dati non completamente verificati o verificabili. Che il pianeta si stia scaldando è infatti certo, ma non lo è il fatto che questo dipenda dalle emissioni di Co2. Anche il sole starebbe emettendo più energia che in altre fasi della sua vita contribuendo a questo fenomeno, ma questo non basterebbe a giustificare tanta differenza e comunque anche in altre ere si è visto un forte legame tra innalzamento delle temperature e concentrazione di anidride carbonica. Nel Carbonifero (300 milioni di anni fa), per esempio, con il 3% in meno di energia emessa dal sole si aveva un pianeta molto più caldo e con i poli liberi dai ghiacci proprio a causa della Co2 fino a 10 volte superiore a quella attuale.
Al di là di queste considerazioni direi che procedere verso un taglio delle emissioni e di consumo di energie fossili gioverebbe sicuramente all’ambiente,(la ricerca, l’estrazione ed il trasporto del petrolio hanno spesso causato gravi incidenti), ai cittadini, (non consiglierei a nessuno di respirare attaccato al tubo di scarico di un auto accesa), e agli equilibri geo-politici, (la corsa all’oro nero ha già prodotto sufficienti danni).
Sul sito italiano dell’Associazione “Amici della Terra” si trova un articolo interessante in cui si citano diverse “eccellenze” dell’Italia in tema ambientale che la classe politica tutta non saprebbe rappresentare e che non sarebbero state prese in considerazione durante la ripartizione degli impegni successivi al Protocollo di Kyoto. Tra queste il rendimento delle centrali termoelettriche, l’efficienza del parco auto circolante e le emissioni di Co2 pro capite.
Sul sito Time to Lead realizzato con la collaborazione di più associazioni ambientaliste, si possono trovare altre informazioni in merito. Il pacchetto in sè, anche se approvato, non sarebbe sufficiente a contenere l’innalzamento della temperatura entro i 2°, ma soltanto entro 2,4° – 3,2°. Sarebbe necessario infatti che l’Europa riducesse le emissioni del 30% entro il 2020 e che i paesi in via di sviluppo accettassero di contenerle. Vengono poi illustrati possibili scenari che si verificherebbero con temperature entro o oltre i due gradi.
A dicembre ci sarà un nuovo incontro che dovrebbe portare ad un “Pacchetto Clima” definitivo; con la speranza che sia un primo passo verso un accordo internazionale.






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