Un pozzo di petrolio nel Parco Regionale del Curone

dom, lug 19, 2009

Notizie

All’interno dell’area del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone le società Po Valley Operation PTY Limited  ed Edison Gas SpA hanno un permesso per procedere alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi. Permesso che, malgrado il parere assolutamente contrario degli enti locali della Brianza lecchese, è stato rinnovato per sedici mesi a decorrere dal 10 aprile 2009.
Inutile dire che l’eventuale estrazione di petrolio in una zona che sta puntando sulla qualità della vita attraverso un’economia “rinnovabile”, fortemente incentrata sull’agricoltura, il turismo ed i servizi alle persone, ma sopratutto una zona densamente abitata, porterebbe gravi danni all’ambiente ed alla salute degli abitanti.

No al Pozzo

Come si può leggere sull’esauriente materiale informativo fornito dal sito No al Pozzo, il territorio che verrebbe colpito non sarebbe solamente quello del Parco del Curone ma, ipotizzando un coinvolgimento emissivo-logistico dal raggio di 10 km, verrebbe intaccata tutta la Brianza nord-orientale e centrale per un totale di 315 chilometri quadrati e circa 215.000 abitanti.

Mappa

Ovviamente, a parte il grosso beneficio in termini di guadagni degli estrattori, l’Italia non diminuirà certo la sua dipendenza verso i paesi stranieri. Stimando infatti una “produzione” di 40 milioni di greggio e 25 milioni di metri cubi di gas in vent’anni si coprirebbero rispettivamente lo 0,30% e lo 0,03% del fabbisogno italiano.

Parco del Curone 

Il problema più grande è rappresentato dall’acido solfidrico, il maggiore gas di scarto dell’operazione di estrazione e raffinazione; infatti un 3% circa di quello presente nel greggio viene immesso nell’aria e bruciato da un inceneritore, provocando danni per l’ecosistema e rischi per la salute dei cittadini.
L’acido solfidrico è un veleno che viene assorbito attraverso la respirazione, la digestione o il contatto e porta le cellule a morire per mancanza di ossigeno. A questo proposito è interessante paragonare i limiti legali imposti in Massachussetts (USA), 0,0006 ppm, con quelli imposti in Italia all’industria petrolifera, 10 ppm.

Parco del Curone

 Nell’uomo può provocare danni all’apparato respiratorio, all’epidermide, alla vista, al sistema nervoso e, qualora vi sia una predisposizione genetica, può favorire l’insorgere del cancro colorettale.
Anche l’ambiente sarebbe sensibilmente contaminato. Gli animali rischiano aborti, difetti alla nascita, diarrea, strodimento e morte precoce, mentre i pesci lo accumulerebbero nel loro corpo in concentrazioni maggiori a quelle dell’acqua in cui vivono.
Inoltre, in un periodo compreso tra i 3 e i 40 giorni, l’acido sofidrico si trasforma in diossido di zolfo, dando origine a piogge acide e inquinando piante e coltivazioni.

Parco del Curone

Altro problema è quello dei fanghi estratti che si stimano, in vent’anni, attorno ai 6,2 milioni di metri cubi di materiale trattato e potenzialmente inquinante oltre che decisamente dannoso dal punto di vista paesaggistico.

Se volete approfondire l’argomento leggete il materiale informativo e visitate il sito No al Pozzo dove potrete seguire l’evolversi della vicenda e trovare  tutte le informazioni per partecipare alla raccolta di firme contro la realizzazione del pozzo estrattivo nel Parco del Curone.

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