Abbiamo passato una settimana in Trentino in una baita immersa nei boschi, raggiungibile percorrendo per 3 o 4 chilometri la strada forestale che porta al Parco Naturale del Monte Corno, in Val di Cembra.
Eccezionale l’efficienza raggiunta seppur lontano dalle estreme comodità cittadine. Raccolta rigorosamente differenziata e bidone per il compost, riscaldamento a legna affidato ad una stufa che da sola basta per le due stanze da letto, il bagno e la zona pranzo e sopratutto energia elettrica ottenuta esclusivamente da pochi pannelli solari che la accumulano in una batteria. Il fatto che questa non si sia mai neanche minimamente scaricata mi fa pensare a quanto potremmo fare coprendo buona parte dei tetti di Milano.
Dalla baita partono numerosi percorsi che attraversano l’area del Parco Naturale e conducono a malghe, baite e luoghi panoramici o di interesse naturalistico come il Lago Bianco, una torbiera formatasi grazie al ristagno d’acqua ed al progressivo interramento del lago che garantisce protezione dalle inondazioni ed al tempo stesso ampie riserve per le molte specie di flora e fauna che da essa dipendono.
Proseguendo verso est sulla strada statale e superando Grauno, ultimo paese della Val di Cembra, si arriva in Val di Fiemme e si costeggia il lago artificiale di Stramentizzo. Tutta quest’area, anche se un po più frequentata, è ricchissima di percorsi e luoghi da visitare.
Noi, dato il poco tempo a disposizione, l’abbiamo soltanto attraversata per dirigerci verso il Passo Rolle, che collega la Val di Fiemme alla Valle del Primiero, e il Parco Naturale di Paneveggio e Pale di San Martino.
Lungo la strada si incontra un altro bacino artificiale: il lago di Paneveggio o Forte Buso.
Poco oltre si incontra il centro visitatori “Terra Foresta” del Parco Naturale di Paneveggio, una sorta di mostra permanente che narra della foresta di abeti rossi, nota anche come Foresta dei Violini data la grande qualità di risonanza dei suoi legni un tempo usati dai liutai, e dei suoi abitanti più rappresentativi come il cervo e l’urogallo.
Da qui partono anche diversi sentieri e un percorso naturalistico con punti di osservazione guidati e illustrati.
Superato il centro si arriva al Passo Rolle che offre lo spattacolo del gruppo delle Pale di San Martino, che comprende quattro cime oltre i 3.000 metri: Vezzana (3192 mt.), Cimon della Pala (3184 MT.), Cima dei Bureloni (3130 mt.) e Cima di Focobon (3054 mt.).
Purtroppo quando siamo arrivati il cielo non era limpido e la luce non delle migliori, ma torneremo sicuramente in queste valli per godere della natura, dei profumi e dei sapori di una terra che fino ad ora ha saputo conciliare positivamente turismo e conservazione.
Fotografie di Vassili Balocco scattate con una Nikon D90.


















Condividi la tua opinione