Abbiamo già abbondantemente espresso la nostra opinione in merito al ritorno al nucleare.
E’ pericoloso; e non solo per l’eventualità di un incidente ma anche perchè il problema dello stoccaggio delle scorie non è mai stato risolto. Problema ancor più evidente in uno Stato, l’Italia, in cui la criminalità organizzata gestisce gran parte del mercato dei rifiuti, pericolosi e non, con enormi profitti per lo più generati grazie alla comoda e diffusa abitudine di sotterrarli nel sottosuolo un po’ in tutto il territorio, mari compresi.
E’ una soluzione transitoria; l’uranio non è certo infinito e tra 70/100 anni al massimo, prossimo all’esauimento, raggiungerà costi astronomici che potrebbero, come già avviene per il petrolio, causare gravi tensioni socio-politiche.
E’ costosissimo; tanto più se si paragonano costi e tempi di realizzazione con la disponibilità di materie prime, (uranio).
Il governo ed Enel, l’azienda che maggiormente investe in questa follia, portano avanti una campagna basata su omissioni – vedi la scelta dei siti che verrà svelata soltanto dopo le elezioni regionali per non perdere voti – e su dati non corretti, come i costi e le possibilità di investimenti per le imprese italiane contestati nel rapporto di Greenpeace che riportiamo di seguito.







gio, mar 4, 2010
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