Resoconto di un viaggio in Kenya – Il buio -

gio, gen 29, 2009

Viaggi

Testo e fotografie di Ugo Siena

Il Buio: tutto ciò che non avrei mai voluto vedere e che ho visto (non dovrebbe essere cosi il mondo)

La povertà che ci troviamo di fronte è tanta, attraversiamo Mombasa, città di tre milioni di abitanti, che si riversano lungo le strade , c’è chi lavora con strumenti a noi oramai sconosciuti in fabbriche a cielo aperto e chi ozia in gruppo e guarda il passaggio.
Il paesaggio  cittadino è un susseguirsi di edifici per lo più fatiscenti e baracche di lamiera che ospitano le varie attività quotidiane, in qualche quartiere vediamo recinzioni in muratura che finiscono con cavi elettrificati a protezione di ville di proprietà di uomini d’affari e politici.
Usciamo dalla città e notiamo come le baracche in lamiera lascino posto a capanne di rami, pietre e fango, abitazioni, dove vediamo donne che si occupano dei figli, della cucina o le vedi che trasportano taniche d’acqua o fascine di legna sulla testa anche per qualche chilometro, chi è più fortunato ha una bici o una moto.

Trovo anche un po’ di luce in tutto questo, sono i bambini, bellissimi, che dalle prime luci dell’alba percorrono per qualche chilometro i lati della strada e in gruppo, con le loro divise colorate, raggiungono la scuola.
Al nostro passaggio ci salutano pieni di gioia, speranza e fiducia, la si legge nei loro occhi e ci riempie il cuore ma che lascia subito spazio ad un senso di impotenza che ci pervade. Perché tante differenze su questa nostra terra?

Concludo con il disastro ecologico ed ambientale presente qui, ma credo in tutti questi paesi, che a questo punto sembra un problema secondario.
I mezzi di trasporto sono obsoleti, camion di 40/50anni (euro2/3/4 non se ne parla proprio), che sputano fumo nero e mi fermo con la tanto moderna plastica che anche qui è arrivata e che qui si ferma ad ogni angolo di strada, sparsa qua e la, per poi ritrovarla in cumuli che vengono regolarmente bruciati assieme all’altra spazzatura causando danno al danno.

Si canta JAMBO BWANA ovunque e la parola d’ordine qui è HAKUNA MATATA, te la senti ripetere 8/10 volte al giorno, significa “senza pensieri”, “non preoccuparti”, “no problem”,”tranquillo” è quello che vogliono dirti tutti, HAKUNA MATATA!

Lasciamo una parte del nostro cuore qui (adesso che sono già trascorsi alcuni giorni dal nostro ritorno, la nostalgia si fa sentire sempre più), incapaci di realizzare soluzioni a tutto ciò.

Un pensiero va a quelle persone che ho conosciuto, anche se superficialmente, che da anni tornano in Kenya e con sacrificio e passione riescono a realizzare qualcosa di concreto per questi nostri fratelli meno fortunati.

Fotografie scattate con una Hewlett-Packard PhotoSmart C945.
Altri scatti di Ugo Siena sui Fotoalbum di Virgilio

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1Commenti per questo articolo

  1. Raimonda dice:

    “Sentivo parlare piano per non disturbare, ed era come un mal d’Africa”

    Franco Battiato – Mal d’Africa.

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